Quasi dieci anni fa l’editore Portatori d’acqua dava alle stampe un piccolo libro di Antonello Lombardi che fu un’irruzione nel romanzo Auto da fé di Elias Canetti a ottant’anni dalla pubblicazione di quest’ultimo. Lombardi confezionò il memoriale di Georges Kien, fratello del sinologo Peter, protagonista del romanzo di Canetti, in un esercizio di rielaborazione dell’opera, amata senza dubbio dall’autore e considerata ancora viva e meritoria di dialogo, in una pratica certo non censurata dagli eredi del lascito di Elias Canetti, come la figlia Johanna, che l’autore del libro ringrazia in apertura, custode con la Fondazione Canetti del lascito letterario dello scrittore.

Lombardi irrompe nell’unico romanzo del premio Nobel Canetti, che, come è evidente a molti, ha caratteri di spiccato autobiografismo a partire dal dettaglio superficiale del Georges medico, fratello di Peter, e anche di Elias. E’ un caso che Canetti degli abbozzi degli otto romanzi della “Comédie humaine dei folli” che voleva scrivere con otto protagonisti al limite della follia abbia concluso solo quello dedicato all’uomo dei libri? Elias Canetti era l’uomo dei libri! Ce lo dice egli stesso attraverso le pagine del primo volume della sua autobiografia, La lingua salvata. Era lui il giovane, restio a seguire la strada mercantile ed imprenditoriale della famiglia borghese da cui proveniva, rifugiato tra le pagine; lui che, perso il padre prematuramente ed educato intellettualmente all’orizzonte ampio delle lingue e di una geografia culturale e reale che oltrepassava la sua Ruse in Bulgaria dalla madre, si scontrò con essa in merito al proprio futuro:

“[…] La tua sola e unica preoccupazione è che ti restino abbastanza libri da leggere!“.

Questo succedeva una volta, quando eravamo nella Scheuchzerstrasse. Adesso non è più così, non ci penso più. Adesso voglio imparare tutto.

Imparare tutto! Imparare tutto! Ma questo non è possibile. Bisogna smetter di studiare e mettersi a fare qualcosa. Per questo devi andare via di qui.

Tu non farai mai nulla! Finirai le scuole e poi ti iscriverai all’università. E sai perché vuoi andare all’università? Soltanto per poter andare avanti a studiare. Così si diventa mostri, non uomini. Studiare non è una cosa fine a se stessa. Si impara per potersi poi far valere in mezzo agli altri“.

Io studierò sempre. Se poi saprò farmi valere o no si vedrà, ma in quanto a studiare, studierò sempre. Io voglio studiare“.

(La lingua salvata. Storia di una giovinezza)

E infatti Canetti fu uomo della scrittura e della ricerca, dell’indagine sulle culture lontane  geograficamente e nel tempo per tutta la vita e per l’opera di una vita che fu Massa e Potere. La scrittura apre cammini nel tempo e Canetti volle giocarci. Condivise forse con Peter Kien questa singolare visione del passato

Il futuro, il futuro, come fare per rifugiarsi nel futuro? Il presente, una volta passato, non avrà più alcun modo di incutergli paura. Ah, se fosse possibile cancellare il presente! L’infelicità del mondo dipende dal fatto che noi si vive troppo poco nel futuro. Se oggi lui viene percosso, fra cent’anni che importanza potrà avere? Facciamo che il presente sia passato, e i lividi non li vediamo più. La colpa di tutti i dolori è del presente. Lui non vede l’ora che giunga il futuro perché allora nel mondo vi sarà più passato. Il passato è buono, non fa male a nessuno, lui vi si è mosso liberamente per vent’anni ed è stato felice.

(Auto da fé)

E infatti sospendendo nel tempo parte della sua opera ha reso passato il presente che poteva ancora fare danni lasciando materiale non pubblicato secretato. Tale lascito, placido negli anni, sarebbe poi stato ripreso e rielaborato dai suoi eredi. Lo scorso agosto, dopo trent’anni dalla morte (1994), come da desiderio di Canetti e sotto la guida della fondazione costituita dalla figlia Johanna, membro del consiglio della Fondazione Canetti di Zurigo (https://www.canettistiftung.ch/) insieme a Karen Schobloch e Kristian Wachinger, che ha come scopo la valorizzazione e l’edizione della prima edizione critica dell’opera, è caduto l’ultimo sigillo. Nel 2002 scadde il primo blocco di restrizioni e prese forma il libro Contro la morte e altre pubblicazioni postume. Nel 2024 cadute le ultime restrizioni alla scoperta delle carte lasciate da Canetti, tra cui le infinite pagine dei suoi diari, si è aperta la strada ad un 2025 dove vedrà la luce l’edizione critica dei tre volumi autobiografici (La lingua salvata, Il frutto del fuoco e Il gioco degli occhi) che attingeranno dal lascito documentale sfuggendo quindi all’ultima censura dell’autore.

Lombardi, conoscitore profondo dello scrittore bulgaro, tanto da giocare nel suo libro con chicche canettiane come il discorso sul prezzo delle patate di Therese che, come confessava Canetti, era attinto dall’episodio reale dell’incontro con la sua padrona di casa viennese (si veda l’appendice all’edizione Adelphi Il mio primo libro: Auto da fé), ha voluto dare un valore ulteriore alla ripresa del testo oltre a quella di commento. Facendone questo agile spin-off lo ha trattato come si fa col mito e il classico, cioè passibile di ripresa e rielaborazione anche molto libera.

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