Negli anni universitari, risiedendo con una grande compagnia – no, non eravamo al Merton College di Oxford, lì vi era stato il vero Robert Byron – per vivere serenamente era richiesto grande esercizio di apertura e tolleranza. Un caro amico, nel tempo vero maestro morale – no, non “la” morale che si confonde con l’etica ma “il” morale, il giusto spirito – era solito scendere presto a colazione con gli occhi magari pesti ma con l’eterna voglia di canticchiare e rivolgere a tutti dei sonori “Buongiorno!”. Non raramente incorrendo in manifesto odio.

Edoardo Camurri ha sempre corso quel rischio. “Buongiorno, buongiorno. Un caro saluto da Edoardo Camurri.” è il suo classico entusiastico saluto in apertura delle sue settimane di conduzione della trasmissione Pagina3 di Rai Radio3 alle ore 9.00. Un tempo lo digerivamo male anche noi prima di arrivare ad apprezzare di cuore il conduttore in relazione al quale si manifesta urgente necessità di produrne repliche da consegnare per la docenza in ogni scuola di ogni ordine e grado del territorio nazionale. Esageriamo? Non troppo, perché dopo lunga frequentazione radiofonica e podcastica (si dice?) abbiamo finalmente cominciato a leggerlo e lo abbiamo visto all’opera in un dialogo serale presso una delle rassegne letterarie dell’estate italiana. Dal vivo è più bello? Forse. Di certo alcuni dettagli non sfuggono. Il saluto gioioso, intanto, non è una finzione. Non vogliamo fare di lui un guru o un santone ma incontrarlo aiuta a leggere meglio il suo Introduzione alla realtà, Timeo, perché comprendiamo cosa intenda l’autore con la proposta di postura di fronte al mondo/nel mondo che indaga nel libro quando ci si pone di fronte al bivio tra chiusura/paura e apertura/accoglienza. La scelta di tentare la seconda strada è quella che ha fatto sì che nella serata estiva di cui parlavamo Edoardo Camurri abbia potuto mantenere per tutto il tempo la benevolenza sorridente anche di fronte a chi, intervistandolo, sembrava marcare il proprio ruolo e rincorrere la brillante estrosità dell’ospite forzando la mano con ghirigori retorici e ironia malriuscita [sì, noi siamo meno gentili di Camurri]. Ma, andando con ordine: perché questo simpatico filosofo va replicato e consegnato alle scuole del territorio nazionale? Lo spieghiamo citando un passo del libro:


Ricordo una volta mia figlia Maddalena. Era molto piccola ed eravamo in cucina.E’ seduta sul seggiolone, entrambi vicini e sul tavolo c’è un bicchiere d’acqua. Non ci stiamo dicendo nulla, la situazione è neutra. Una tabula rasa su cui non si è ancora impresso alcun significato. Rimaniamo così per un po’, poi Maddalena ha sete e afferra il bicchiere. Il bicchiere è pieno e con fatica lo porta a sé. Io non ci faccio caso, ma in un momento da giocoliere il bicchiere le scivola di mano, poi lo riafferra per un istante, fa mezzo giro in aria e l’acqua le si rovescia addosso. Silenzio. Mi ricorderò sempre il suo sguardo dopo che si era ricoperta d’acqua fredda, uno sguardo che mi aveva rivolto subito, ed era uno sguardo impassibile, imparziale. In quel momento stava attraversando una soglia e mi stava chiedendo di guidarla in quel passaggio che per lei, ancora, non significava nulla, se non, appunto Thauma, un suo patire la meraviglia. Eralamia reazione a decidere molto di quel momento importante. Se mi fossi spaventato, la sua neutralità si sarebbe trasformata in paura, se mi fossi arrabbiato sarebbe diventata tristezza, sgomento, disorientamento. Le ho sorriso, e lei mi ha sorriso. Abbiamo preso la strada giusta di quel bivio. Abbiamo attraversato la porta di una trasformazione, gli spiriti ci hanno assistiti.


Ecco chiaramente cosa serve a chi si trova irreggimentato dietro un banco all’apparire di cumuli di carta stampata da studiare.

Introduzione alla realtà è un libro contenuto per dimensioni ma complesso. Non ne facciamo qui una sintesi o una esegesi. E’ un saggio filosofico, con le citazioni ridotte all’osso e nessuna nota, che va letto perché anche se non si conosce niente di filosofia lo si può comprendere. Il passo di Camurri è quello di chi vuol essere pedagogo e non professore, aperto a tutti. Un saggio che non certo umilmente vuole introdurre semplicemente a Tutto! Un saggio che vuol ampliare lo sguardo, o meglio il respiro, oltre la realtà che viviamo, che poi saremmo anche noi. Realtà che addirittura esiste passando per me e te, un grande cammello cosmico, come dice Camurri, che passa per ognuno di noi, piccola cruna dell’ago. Camurri indaga e delinea un percorso gnostico per superare ciò che è il gretto realismo che ci dice che le cose sono e devono essere solo in un certo modo, condizionate dalla paura e dalla nostra reazione ad essa. E’ una strada affascinante che lascia fantasticare sul fatto che in effetti la Torino da cui Camurri scrive questa introduzione sia davvero una capitale dell’esoterismo, come qualcuno dice, punto di incontro del triangolo della magia bianca con Lione e Praga (sì, la città del Golem) e quello della magia nera con Londra e San Francisco (sì, la città della psichedelia). Affascinante ma anche, per noi sobri snob cultori dell’autocontrollo che al massimo ci diamo alle fantasie di Guénon e alle peripezie scritte di Gurdjieff, non così serena per la tensione verso le alterazioni psichedeliche e chimiche della coscienza. Ci troviamo rassicurati quando leggiamo tre o quattro volte nel libro il nome di Kant, quieto abitudinario che sapeva però viaggiare in alto e in dentro. Il libro di Camurri non è un libro da studiare ma da leggere lentamente e sospendendo la lettura per cercare il nostro respiro. Solo così lo leggeremmo a modo. Un libro che meriterebbe una nota ancora più lunga anche perché incontra parole e temi che ci hanno affascinato: il tema della soglia di cui abbiamo parlato con Agamben qui, o il tema del rapporto creativo con la realtà o il divino che abbiamo visto con questo altro piccolo libro di Haim Ben-Abraham, torinese di nascita [!] che,  lontano da un’idea panteistica, immagina comunque la grandezza del Creatore che come una piramide rovesciata si fa punta su un libro che l’uomo legge e riapre in una nuova piramide in espansione.

Il cammello cosmico e la cruna dell’ago non sono così lontani… ma in conclusione, avanzando in questo clima estivo da deserto, anche il cammello sulla grondaia ci piacerebbe che si unisse a noi:

«Vivo come un cammello in una grondaia
in questa illustre e onorata società
e ancora sto aspettando un’ottima occasione
per acquistare un paio d’ali e abbandonare il pianeta.
E cosa devono vedere ancora gli occhi e sopportare?
i demoni feroci della guerra, che fingono di pregare!
»

Franco Battiato

P.S.: Se potete leggetevi anche di Edoardo Camurri, Gnosticismo acido, in AA.VV:, La scommessa psichedelica, a cura di Federico Di Vita, Quodlibet, 2020. Nel 2020 i temi dell’intelligenza artificiale non erano così di pubblico dominio. Anche qui Camurri ci fa esplorare un mondo affascinante che ha prodotto dalla stessa schiusa di uova coloro che predicavano la libertà della rete e coloro che poi hanno concepito strumenti tipo Palantir, che no, non è quella sfera che utilizzava Saruman inizialmente per scrutare ma poi per farsi eterodirigere da Sauron… o forse sì?

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